New York – Maratona – 1° Novembre 2009. Devo ammettere di non avere una grossa ammirazione per il popolo americano o per meglio dire, per quello che è il loro stile di vita. Non mi piacciono un sacco di cose, alcune forse sono luoghi comuni ( che il 99% delle volte però si rivelano realtà ) , altre sono palesi e chiare a tutti, americani compresi. MA . Perchè c’è sempre un ” ma ” . Ma alla Maratona di New York quest’anno ho visto e provato sulla mia pelle qualcosa che qui in Italia, neanche da lontano, sappiamo dove sta di casa. Faccio un passo indietro per farvi capire. Da dietro le transenne ( non correvo ahimè, ma il prossimo anno … ) , posizionata ad un chilometro dall’arrivo in Central Park, la visione che ho avuto è stata quella di una folla variopinta di persone ( alcune più personaggi – vedi foto – ) con una caratterisitica comune : il nome bene in vista scritto a pennarello sulla maglietta/ canottiera. Mi sono chiesta perchè. E qui arriva la lancia spezzata a favore del popolo americano : quello che tutte le persone come me, schierate lungo il percorso come spettatori ha fatto senza mai smettere, è stato gridare il nome degli atleti che passavano per infondere loro la forza di continuare a spingere, a stringere i denti, a fare forza perchè il traguardo era vicino ” YOU CAN DO IT Andy ” ” DON’T GIVE UP Alex ” GO ON Lizzie ” ” GET THE BEST Ron ” .. E più le persone erano in difficoltà e più che applausi e grida e frasi di coraggio venivano scandite da TUTTI gli spettatori. E gli atleti lo sanno. E aspettano questo, forza e coraggio direttamente sparate in vena da chi soffre con loro. Da chi compatisce, nel senso latino della parola : PATISCE CON. Ecco, tutto questo per dire che assistere ad una cosa del genere toglie il fiato e fa emozionare. Ma proprio tanto emozionare.
Ok adesso basta sensibilità, ridatemi il mio cinismo. Lo rivoglio. Subitoo!
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